Dentisti ricchi ed evasori fiscali? «Solo leggende metropolitane»

Troviamo e condividiamo un interessante articolo tratto dal sito “L’ultima ribattuta”

Dentisti ricchi ed evasori fiscali? «Solo leggende metropolitane»

Dentisti e odontoiatri affermano di aver subìto pesantemente gli effetti della crisi, con entrate al limite della fame. Eppure nell’immaginario collettivo i rappresentanti della categoria continuano ad essere considerati “ricchi ed evasori”. Giuseppe Renzo, presidente nazionale della Commissione odontoiatri non ci sta. E, numeri alla mano, spiega che si tratta solo di leggende metropolitane. Poi lancia la sua proposta “antievasione”: la detrazione fiscale totale per i cittadini delle spese per le cure odontoiatriche.

dentista

“Ricchi ed evasori”. Quindi è solo uno stereotipo?

«Gli odontoiatri godono di cattiva stampa sulla base di preconcetti duri a morire. Nessuno sembra volersi rendere conto che gli odontoiatri sono professionisti intellettuali iscritti agli albi. Perché nessuno imputa ad un avvocato un eccessivo ricarico economico? In fondo, da un punto di vista pratico, una citazione o un ricorso prevedono soltanto l’utilizzo, al più, di un computer e di altri piccoli mezzi tecnici. Eppure il “ricarico” è universalmente accettato come controprestazione all’opera intellettuale che l’avvocato svolge. Per l’odontoiatra è esattamente la stessa cosa: non possono imputarsi all’opera professionale soltanto i “costi di produzione”. Quello che conta è la capacità professionale e culturale acquisita in tanti anni di studio e di apprendimento».

La categoria considerata da molti “privilegiata” ha davvero subìto così tanto la crisi?

«Mi sembra esaustivo sul punto quanto riportato dallo studio “Eures” riguardo ai livelli di disoccupazione (12%) e di sottooccupazione che coinvolge una ampia fascia di giovani laureati in odontoiatria. Siamo a livelli impensabili, se si certifica un reddito di 1.000 euro, ed ancora più grave laddove ad essere più colpite risultano le donne medico odontoiatra, che raggiungono a malapena gli 800 euro. Altro che categoria di privilegiati: si consideri, tra l’altro, che i concorsi pubblici sono bloccati da anni, che l’esercizio dell’odontoiatria è, pertanto, esclusivamente di tipo libero professionale e che con la laurea in Odontoiatria si può svolgere soltanto la professione, appunto, di odontoiatra».

Quanto pesa la concorrenza (sleale?) dei grandi ambulatori associati e dell’est Europa?

«Per un certo periodo un certo numero di cittadini si è recato all’estero per le cure. Tuttavia, stando ad uno studio condotto dall’Istituto di ricerca ISPO, per conto di Andi (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) nel 2012, si è evidenziato che solo il 4% degli italiani si è rivolto all’estero per effettuare cure odontoiatriche e tra questi la metà di loro non lo rifarebbe. Mentre l’81% degli italiani non è disposto a farlo e solo il 15%, pur non avendolo mai fatto, lo prenderebbe in esame. Mi permetto, però, di evidenziare un aspetto preliminare: oggi gli italiani cercano servizi sanitari medici e odontoiatrici alternativi per fronteggiare questo periodo di crisi globale, e non soltanto nel comparto cure sanitarie, che obbliga le famiglie ad una contrazione delle spese ed è sotto gli occhi di tutti, il proliferare di offerte di viaggi e cure low cost verso Romania, Croazia, Slovenia, Polonia con miraggi di forti risparmi e piacevoli soggiorni. Altro dato che può non risultare coinvolgente, ma che pesa nell’economia generale: “circa un miliardo di euro finisce dall’Italia nelle casse dei dentisti stranieri, sottraendo denaro al fisco e all’economia italiana” stima l’Andi».

Extensive dental examination

Ma che sia all’estero o in Italia, gli italiani hanno l’abitudine di andare dal dentista?

«Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio Analisi Statistiche Amica Card e i cui risultati sono stati riportati dall’Agenzia Ansa, il 47% degli italiani, età media 30 anni, dichiara di non essere più entrato in un ambulatorio dentistico negli ultimi 12 mesi e il 32% che non ci andrà, salvo emergenze. In aumento (+6%) chi ha dichiarato di rivolgersi a studi dentistici esteri più economici, con Ungheria e Romania ai primi posti e l’11% ha dichiarato di aver provato le super offerte dei gruppi di acquisto per cure come la pulizia denti, lo sbiancamento e le corone dentali. Sintetizzando, nel rispetto del ruolo di Organo Ausiliario del Ministero a tutela della salute, non è la concorrenza sleale delle strutture dell’est Europa che ci preoccupa».

E cosa, allora?

«Il vero rischio è quello cui spesso vanno incontro i pazienti. Molto più preoccupante, infatti, è il tema dell’esercizio abusivo odontoiatrico favorito o no dalla presenza di un prestanome, che ancora imperversa nel nostro Paese e che subdolamente esercita una maggiore concorrenza sleale senza che l’attuale normativa consenta una vera repressione di un reato che secondo noi è direttamente in danno della persona. Abbiamo richiesto la confisca dei beni strumentali e delle attrezzature agli esercenti abusivi e che gli stessi venissero posti a disposizione di organizzazioni senza scopo di lucro a cui garantiremmo – noi liberi professionisti e con il controllo dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri – l’esercizio gratuito per i nostri concittadini meno fortunati».

Altra critica è rivolta alle tariffe. La categoria sostiene che i prezzi sono largamente giustificati dai costi dei materiali e dalle spese fisse, non più né meno degli altri professionisti. Eppure il cittadino medio sostiene che i prezzi dovrebbero “adattarsi” al ribasso alle possibilità economiche ormai ridotte. Ma in pochi sono inclini a rivedere le tariffe. Perché?

«Per quanto riguarda le tariffe, anche se io preferisco parlare di onorario professionale, si tratta di un’altra leggenda metropolitana: le parcelle sono rapportate alla difficoltà della cura e della prestazione protesica che individualmente il professionista fa oggetto di apposito preventivo. Pertanto le generalizzazioni, come spesso capitano, non sono buona cosa. Occorre domandarsi perché il Sistema Sanitario Nazionale non riesca a garantire una vera assistenza odontoiatrica pubblica».

Secondo lei perché?

«Forse perché i costi sono effettivamente incomprimibili e che prestazioni come quelle offerte dagli studi professionali privati, se erogate negli ambulatori pubblici, avrebbero costi molto più elevati. È opportuno, a questo punto, ribadire un altro dato: nel SSN le cure odontoiatriche costano mediamente quattro volte in più di quanto costino al privato, ci si domandi perché. È troppo facile non farsi carico dell’assistenza odontoiatrica dei cittadini e poi, demagogicamente, prendersela con i professionisti che devono far fronte, a livello privato, alla domanda di assistenza».

Conferma, però, che vuoi per la crisi o vuoi per “pigrizia”, gli italiani vanno sempre meno dal dentista.

«Sì. La crisi economica si trascina dietro un problema indubbiamente di tipo sociale e di salute pubblica: stanno venendo meno i primi e più importanti presidi di prevenzione delle malattie e non solo del cavo orale, ma anche generiche e di tipo sistemico (compreso le più gravi, quali i tumori), per la mancata intercettazione dei primi sintomi e di quelli mediamente evidenti, costantemente effettuata durante le visite dal medico dentista. In questo importante settore, soltanto noi professionisti siamo impegnati nel rispetto etico del ruolo di medico che cura la persona; basterebbe questo, se venisse correttamente veicolato, a fare cambiare opinione a chi ci identifica tra le cause dei mali del Paese. La questione, invece, va posta secondo il valore di riferimento che è il diritto costituzionalmente sancito alla salute. Se la persona non accede alle cure preventologiche o primarie che sarebbero garantite dal SSN e SSR attraverso i L.E.A. per una questione economica a maggior ragione non accede alle cure odontoiatriche considerate a torto non prioritarie, magari inseguendo falsi modelli o bisogni valutati, nell’immaginario di molti, come più appaganti».

Cosa si potrebbe fare per venire incontro alle categorie più in difficoltà?

«Mi piace ricordare che molti odontoiatri, già adesso, si preoccupano di tutelare anche da un punto di vista economico, le categorie sociali in difficoltà assistendo spesso anche in forma gratuita cittadini bisognosi. Iniziative di singoli e di gruppi organizzati a favore dei cittadini meno abbienti hanno trovato massima attenzione anche nell’informazione. Il 5 dicembre scorso, nell’ambito dell’Assemblea dei Presidenti delle Commissioni Odontoiatriche, la Cao Nazionale ha riunito centinaia di dentisti, costituenti la rete nazionale di Dentisti Sentinella, che in forma volontaristica assistono gratuitamente i cittadini e prevengono gravi patologie quali il cancro del cavo orale e le lesioni delle ossa mascellari associate a farmaci».

Secondo le sue fonti, quanto è diffuso nella categoria il fenomeno dell’evasione fiscale? Di più o di meno rispetto agli altri professionisti? 

«La fotografia delle tante forme di abusivismo fatta da Roberto Ippolito nel suo ultimo libro “Abusivi”, va oltre ogni più pessimistica immaginazione tanto che lo stesso autore, nella premessa, lo definisce “troppo” ammettendo che è peggio di quanto avesse pensato. Dai dati raccolti da Ippolito vengono stimati in 3milioni e 500 mila i lavoratori in nero impiegati da attività abusive. Attività illecite che producono un giro d’affari di 42 miliardi di euro che sfuggono al fisco tra cui spiccano i finti dentisti (800 milioni di euro di giro d’affari illeciti), i medici (300), le sale giochi illegali (15 miliardi di euro), il commercio (9.000), la ristorazione (5.500) per citare alcune di quelle “censite” nel libro».

Ma anche tra i dentisti c’è chi evade.

«Certo, è un dato incontrovertibile, ma come in tutte le fasce delle diverse tipologie ed attività. Questo non deve essere interpretato quale alibi, tutt’altro, infatti siamo i primi, ed in tempi non sospetti, a ritenere che il sistema vada corretto ed abbiamo avanzato delle proposte. In realtà gli odontoiatri, secondo studi recenti, sono esattamente nella media di tutte le altre categorie professionali per quanto riguarda l’evasione fiscale. Il problema è quindi di carattere generale e se del caso, riguarda tutti gli esercenti le professioni intellettuali e tutti i lavoratori autonomi e non certo specifiche categorie. Per quanto riguarda poi l’ambito odontoiatrico, abbiamo più volte denunciato che il quadro è ampiamente inquinato dagli esercenti abusivi che secondo le stime più prudenti, sono oltre 10mila nel nostro Paese. Ogni giorno viene scoperto e denunciato dalle forze dell’ordine almeno un esercente abusivo in odontoiatria e, ovviamente, non possono che essere evasori fiscali con danni veramente rilevanti per l’erario dello Stato».

Cosa fare per riacquistare e consolidare la vostra credibilità agli occhi dell’italiano medio? 

«Prima di tutto non ritengo che gli odontoiatri siano considerati così male dai loro pazienti. Probabilmente la categoria è troppo spesso posta all’indice ma provi a domandare al singolo paziente qual è la sua opinione sul suo dentista di fiducia e vedrà che le risposte saranno sorprendenti. Il rapporto è quasi sempre nella realtà buono e basato su una seria collaborazione. Quindi, queste presunte antipatie andrebbero valutate nel concreto senza, come spesso succede, farsi trascinare dagli imperversanti luoghi comuni».

Cosa propone per il bene dei cittadini?

«Si dovrebbe dare voce e seguito alle proposte più volte avanzate dalla professione nell’interesse della collettività e dei cittadini: si concretizzi una riforma che preveda la detrazione fiscale totale per i cittadini delle spese per le cure odontoiatriche. Si renderebbe giustizia alla stragrande maggioranza dei dentisti che opera con onestà, obbligando tutti al rilascio delle fatture, e annullando il “nero” praticato da disonesti e da esercenti abusivi. Si verrebbe a determinare un aumento di introiti che da solo consentirebbe al SSN/SSR di assicurare i livelli minimi assistenziali in odontoiatria».

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